Funzione dell’amministratore di sostegno

Funzione dell’amministratore di sostegno

Cass. pen., Sez. V, 26 febbraio 2016, n. 7974 (est. Lignola)

Massima:

Pur avendo un dovere di relazionare periodicamente (secondo la cadenza temporale stabilita dal giudice) sull’attività svolta e sulle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario, il compito dell’amministratore di sostegno resta fondamentalmente quello di assistere la persona nella gestione dei propri interessi patrimoniali e non anche la “cura della persona”, poiché l’art. 357 cod. civ., che indica tale funzione a proposito dei tutore, non rientra tra le disposizioni richiamate dall’art. 411 tra le “norme applicabili all’amministrazione di sostegno”. Ciò significa che, in mancanza di apposite previsioni nel decreto di nomina, l’amministratore di sostegno non assume una posizione di garanzia rispetto ai beni della vita e dell’incolumità individuale del soggetto incapace.

Ricognizione:

La Suprema Corte esordisce puntualizzando che il delitto di abbandono di persone minori o incapaci, previsto dall’articolo 591 c.p., è un reato proprio, che può essere commesso solamente da parte di un soggetto che riveste una posizione di garanzia nei confronti dei soggetto passivo, sia esso un minore o un incapace. E ciò in quanto la fattispecie tutela il valore etico-sociale della sicurezza della persona fisica contro determinate situazioni di pericolo che non deve necessariamente essersi realizzato e la condotta di abbandono resta integrata da qualunque azione od omissione, contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia, che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o per l’incolumità del soggetto passivo (Cass. pen., n. 10126/1995).
Nessun limite si pone nella individuazione delle fonti da cui derivano gli obblighi di custodia e di assistenza che realizzano la protezione di quel bene: rilevano a tale scopo norme giuridiche di qualsivoglia natura, convenzioni di natura pubblica o privata, regolamenti o legittimi ordini di servizio, rivolti alla tutela della persona umana, in ogni condizione ed in ogni segmento del percorso che va dalla nascita alla morte (Cass. civ., n. 290/1994).
Occorre dunque interrogarsi circa la possibilità di configurare una siffatta posizione di garanzia in capo all’amministratore di sostegno.
La Prima Sezione civile della Cassazione ha da tempo chiarito la funzione e l’ambito dell’istituto dell’amministrazione di sostegno ed i rapporti con gli altri istituti a tutela dell’incapace (interdizione e inabilitazione). In particolare, ha precisato che la L. n. 6 del 2004, art. 1, attribuisce all’amministrazione di sostegno la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente (Cass. civ., n. 13584/2006). Ha dunque la finalità di offrire, a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali l’interdizione e l’inabilitazione.
Tuttavia, dall’analisi del quadro normativo emerge che, pur avendo un dovere di relazionare periodicamente (secondo la cadenza temporale stabilita dal giudice) sull’attività svolta e sulle condizioni di vita personale e sociale del beneficiario, il compito dell’amministratore di sostegno resta fondamentalmente quello di assistere la persona nella gestione dei propri interessi patrimoniali; non può invece configurarsi un vero e proprio dovere di “cura della persona”, posto che l’art. 357 c.c., che indica tale funzione a proposito dei tutore, non rientra tra le disposizioni richiamate dall’art. 411 tra le “norme applicabili all’amministrazione di sostegno”.
Ciò significa che, in mancanza di apposite previsioni nel decreto di nomina, l’amministratore di sostegno non assume una posizione di garanzia rispetto ai beni della vita e dell’incolumità individuale dei soggetto incapace.
Riferimenti normativi: artt. 357, 404, 405, 409, 410, 411, 414, 415 c.c.; art. 1, L. 6/2004; artt. 40, 591 c.p.

No Comments

Post a Comment

Your email address will not be published.